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L’interesse
verso processi di riqualificazione rivolti alla misura paesistica dei
luoghi, promuove, ormai da qualche decennio, studi e dibattiti riguardo la
sostenibilità di determinate modalità d’intervento. Quale potrebbe essere
l’approccio per un intervento di recupero a questa scala? Pier
Giovanni Bardelli afferma, enunciando un principio fondamentale, adatto a
guidare qualsiasi intervento di riqualificazione, che “progettare e
realizzare nell’esistente significa affrontare una realtà molto complessa
la cui governabilità è strettamente legata al grado di conoscenza della
stessa.” Il grado di conoscenza dei luoghi è quindi l’unico parametro
capace di decretare la ”opportunità” di un intervento di recupero
sull’ambiente antropizzato. Quello storico pertanto rappresenta un
supporto da cui, in fase conoscitiva, non si può prescindere, essendo
l’unico mezzo capace di indagare sui processi evolutivi del paesaggio
stesso. La presente ricerca punta allo studio di questa tematica,
finalizzato alla definizione - e successiva sperimentazione su un
determinato ambito - di una metodologia del recupero del paesaggio. Basata
essenzialmente su un particolare meccanismo conoscitivo, la metodologia
sarà ad un tempo abile nell’informare qualsiasi azione progettuale dei
valori della storia. Generando consapevolezza e complessità, svelando
meccanismi evolutivi e dinamiche di sviluppo. In definitiva, promuoverà
progettazioni idonee a recuperare il valore della storia, “non come luogo
da cui saccheggiare immagini”, ma come sedimento di soluzioni cui
riferirsi, riproducendole dialetticamente nelle loro peculiari
caratteristiche insediative. Il campo di applicazione in cui esperire
la suddetta metodologia è quello del “Casale del Faro”. Con questo nome
veniva indicata l’estrema porzione nord-orientale del territorio
messinese. Il toponimo “Casale del Faro” risale alla prima metà del XII
secolo, e convive insieme ad altri relativi a contrade e rioni che trovano
oggi numerosi riscontri con le attuali frazioni urbane. Scoprirne le
origini equivale a comprenderne il senso. Questi nomi, infatti, sono molto
spesso strettamente correlati alle attività che si svolgevano o al tipo di
coltura presente. È interessante notare come da una simile indagine possa
iniziare, in modo quasi spontaneo, a prefigurarsi un’idea di paesaggio cui
fare riferimento. È chiaro, si tratta semplicemente di un approccio, un
primo tassello cui se ne accosteranno altri, fino a completare un mosaico
che si avvarrà di informazioni provenienti da differenti settori
disciplinari. A valle delle varie idee di paesaggio, sapientemente
ricostruite nell’alveo dell’indagine storica, si pensa di poter condurre
la presente ricerca fino alla predisposizione di strumenti inediti,
propedeutici a qualsiasi visione sintetica di pianificazione. Un insieme
coordinato di scenari paesistici, relativi sia ad ogni ambito in cui verrà
suddiviso l’intero territorio, sia ad ogni successione storica più
significativa. Questi scenari, che costituiranno “le linee guida per il
recupero del paesaggio”, informeranno delle essenze coltivate, del ruolo
socio-economico, delle originarie caratteristiche morfologico-insediative,
del rapporto spaziale tra ogni suddetto ambito e il contesto territoriale
del Casale del Faro, e di ogni indicazione di orientamento ritenuta
irrinunciabile. Il livello operativo del suddetto strumento generale,
varierà dall’indirizzo all’esecutivo, in relazione all’ambito trattato e
al valore attribuitogli dall’indagine
storica.
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