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  • 21.12.2015
    Giorno 20 gennaio 2016 nell'Aula Magna dell'Università di Messina, alle ore 16.30 Francesco Coniglione (Università di Catania) e Michele Lenoci (Università Cattolica di Milano) presenteranno il volume di AA. VV., Lo storicismo di Girolamo Cotroneo, a cura di G. Gembillo, Rubbettino, Soveria mannelli 2015
  • 13.10.2014 Nuovi volume Collana "Gaiamente"

    L. Nucara, La Filosofia di Humberto Maturana, Le Lettere, Firenze 2014

    G. Gembillo - A. Anselmo, Filosofia della complessità, Le Lettere, Firenze 2015 (seconda edizione)

  • 16.09.2013 Convegno filosofico
    Nei giorni 9-11 ottobre 2013 si svolgerà presso l'Università di Messina un Convegno sul tema "Politica, Religione e Filosofia tra Storicismo e Complessità". Le relazioni saranno tenute da sedici docenti delle tre Università siciliane componenti il Collegio del Dottorato regionale in Filosofia.
  • 16.09.2013 Nuova pubblicazione sulla complessit

    "Ecoetica complessa", estratto  dal volume: Gembillo G. - Anselmo A., Filosofia della complessità, Le Lettere, Firenze, pp. 284, euro 24,oo (pp. 180-185):

     

     34.Ecoetica complessa

     

    E’ necessario, adesso, aggirarsi nell’ambiente circostante non come in un giardino già predisposto per il nostro godimento, ma come su un terreno da coltivare con cura e prudenza. Si tratta di un nuovo tipo di comportamento che tenga conto sia dei rami intrecciati, rigogliosi e ben visibili; sia delle radici nascoste a partire dalle quali la linfa vitale si espande dentro le piante. Fuor di metafora, si deve attuare una nuova etica che entri in sintonia con la complessità del Reale, amalgamandosi con esso. L’ecoetica complessa che ne deriva non deve intendersi come una nuova parte dell’etica da giustapporre a quelle precedentemente esistenti, ma deve rappresentare un approccio del tutto nuovo che impone una riorganizzazione radicale del concetto tradizionale di etica; riopera su di essa, ridefinendola nella sua fisionomia complessiva; deve ridisegnare un nuovo modo di comportamento; deve specificare in maniera nuova un’attitudine strutturale dell’essere umano, consistente  nell’applicare la propria volontà anche quando, in apparenza, non agisce. Come diceva Croce, ogni uomo esercita sempre la propria volontà: sceglie il proprio modo di agire, anche quando si presenta nella forma di “inazione”. Ovvero, come abbiamo visto ribadito da Paul Watzlawick, il comportamento è costitutivo dell’essere umano; è qualcosa che non ha un suo contrario, nel senso che non esiste un “non-comportamento”.

      Ma se, come abbiamo appreso durante il cammino storico-teoretico fin qui delineato, l’uomo è parte attiva di un organismo più ampio, il suo comportamento non va più valutato in prospettiva intersoggettiva, bensì in prospettiva interplanetaria. Oggi non è  chiamato a rimettere in discussione un vecchio “contratto sociale”, stabilito in passato ma non più attuale. Non può ipotizzare di stilare nuove convenzioni etiche con i suoi interlocutori, perché i nuovi interlocutori non hanno voce in capitolo. Come ci ha ricordato Jonas, animali, piante e future generazioni non possono sedere accanto agli uomini del nostro tempo al tavolo delle contrattazioni. I nuovi principi su cui regolare i nostri comportamenti adesso devono essere ufficialmente riconosciuti come propositi “unilaterali”; devono proporsi come promesse fatte a chi non può ribattere. Le nuove norme saranno ancora scritte ma il tribunale ideale a cui rendere conto non emanerà sentenze tradizionali. La loro trasgressione minaccia di condurre su una via senza ritorno; minaccia di essere una pena di morte senza spettatori, con soli attori: una pena subita da tutti e che nessuno potrebbe più condonare e nemmeno raccontare perché non ci sarebbe più nessuno a cui raccontarla.

    Le conseguenze di ogni comportamento, dunque, hanno nuovi, molteplici effetti e ricadono, appunto, su esistenti che non possono instaurare tra loro un dialogo nel senso tradizionale; che non possono contrattare i termini della loro relazione o per impossibilità operativa o per assenza fisica.

        Bisogna, allora, ridefinire tutto dalle fondamenta, tenendo conto che, come ci ha insegnato James Lovelock[1], il pianeta Terra nella sua interezza è un organismo vivente, e  che noi siamo sue parti interne; siamo, come avrebbe detto Hegel,  momenti dell’Intero, eventi dentro eventi, interagenti con eventi[2].

        La cosa più importante non è tentare di prolungare la nostra vita o cercare di migliorarne una parte. La cosa più importante diventa far sì che la vita sia ancora possibile; far si che esistano  le condizioni per cui gli esseri viventi abbiano un futuro. Questa consapevolezza trasforma ogni sforzo conoscitivo anche in atto  etico, nel senso di Maturana, considerato che ogni sforzo nella direzione del conoscere mette in gioco non solo la vita di colui che realizza il progetto teorico, ma anche l’intero contesto nel quale esso viene attuato[3]. Allora, muovendo da tale consapevolezza dobbiamo mantenere vigile l’attenzione; dobbiamo operare con estrema cautela e far capire a tutti i nostri interlocutori che nelle molteplici interrelazioni deve prevalere il fatto che possano continuare a esserci nel presente e nel futuro. Ogni computo rivolto al mantenimento dell’autos deve esercitarsi anche nella direzione del mantenimento dell’oikos. La domanda implicita: come ci dobbiamo comportare per continuare a esistere? diventa un caso particolare della domanda più ampia: che cosa dobbiamo fare per mantenere le condizioni contestuali perché il nostro problema possa essere posto?  Dunque il primo livello da garantire è la possibilità che la dimensione biologica continui a incontrare le condizioni favorevoli a un efficace metabolismo, a un proficuo scambio di energia vitale. Per la prima volta nella sua storia l’uomo si trova non al centro ma in mezzo; in mezzo a tutto ciò che esiste recitando un ruolo fondamentale: è l’unico ad essere nello stesso tempo parte nel rapporto interattivo con il resto e coscienza consapevole di tutto. Le “tre umiliazioni” di cui parlava Freud acquistano un nuovo significato. L’uomo adesso sa che non è stato detronizzato perché nessuno “sta al centro”, ma tutti siamo “in mezzo”, reciprocamente e alternativamente. Sa che non esiste una filiazione lineare, ma che vige un mutualismo interattivo, nel senso indicato da Morin. Sa che tra ragione e inconscio sussiste reciproca dipendenza in quanto aspetti complementari di ogni uomo. Dunque l’uomo del nostro tempo è l’unico che agisce tra tutti e per l’interesse di tutti, non più per il proprio soltanto. Il problema è: chi ne è consapevole riuscirà a farlo capire agli altri; o, meglio, riusciranno a farlo capire “in tempo”?

          Per tentare di conseguire tale obbiettivo è opportuno proporre nuove regole, enunciando alcuni principi, che devono esseri scelti come se fossero principi assoluti ma da concretizzare tenendo conto delle “repliche dell’ambiente circostante”. Dovrebbero, insomma, essere dei principi-guida da abbandonare senza indugi nel momento in cui presentassero “controindicazioni” impreviste. In ogni caso, dovrebbero essere inseriti in una cornice più ampia che ne costituisce il termine di confronto; una sorta di “Costituzione” che rappresenti il quadro di riferimento generale a cui le leggi particolari dovrebbero conformarsi. Essa è articolata nei seguenti punti, che non hanno ordine gerarchico, ma sono considerati inclusi gli uni negli altri a partire da ideali cerchi concentrici, in una sequenza che va dal più esterno al più interno collegati “a rete” in maniera tale che, fuori di essi, restino sempre spazi pronti a intrecciarsi in nuovi nodi. L’ecoetica complessa, per diventare maggiorenne anche simbolicamente potrebbe essere espressa e realizzata in base ai seguenti diciotto punti:

     1. L’obbiettivo principale del comportamento umano deve essere il mantenimento dell’equilibrio omeostatico dell’intero pianeta. Non di un equilibrio inerte, ma di quello tipico dei sistemi definiti da Prigogine “lontani dall’equilibrio”.

    2. Per fare ciò l’uomo deve interagire con prudente consapevolezza nei confronti di tutti gli esseri viventi, perché essi  rappresentano la garanzia della sua stessa esistenza. 

    3. Bisogna inoltre ricordare che gli esseri viventi interagiscono reciprocamente in maniera vitale, con particolare riferimento all’uomo, di cui costituiscono il cibo indispensabile

    4. L’uomo deve essere consapevole che è suo interesse non solo consumare, ma anche conservare e preservare il proprio cibo, come già sapeva il “servo” di Hegel.

    5. Conservare non significa che ossessione dell’uomo debba essere l’impossibile obbiettivo di fermare il corso della storia; non significa che egli debba dimenticare o contrastare la tendenza per la quale tutto cambia.

    6. Conservare significa rispettare la velocità di trasformazione e i tempi di assimilazione del nostro pianeta.

    7.  L’uomo deve essere, come afferma Morin, copilota del rapporto tra conservazione e cambiamento

     8. Tra natura e uomo deve intrecciarsi una nuova alleanza, fondata sulla collaborazione tra due entità di cui una agisce a livello inconsapevole e l’altra ne rappresenta la consapevolezza.

    9. Le due entità concorrono a formare un nuovo ambiente, naturale e tecnologico nello stesso tempo. L’ambiente tecnologico deve essere amalgamato con quello “naturale”.

    10. Nessuno può pensare di cancellare  l’ambiente tecnologico, non solo perché è irreversibile, ma anche perché costituisce l’obbiettivo legittimo di quei popoli che ancora non vivono con esso e in esso.

    11. Bisogna, altresì, essere coscienti del fatto che il tecnologico non è estensibile nella forma attuale, che è inquinante e devastante.

    12. E’ obbligo dell’uomo contemporaneo inventare una nuova tecnologia “pulita” fruibile da tutti i popoli del pianeta, ma senza danno per esso.

    13. Dobbiamo tornare a costruire oggetti che durino nel tempo, senza i punti deboli che ora ci costringono a sostituirli.

    14. Il nuovo obbiettivo deve essere riparare ciò che si guasta, non sostituirlo. Bisogna progettare non prevedendo le successive modificazioni dello stesso oggetto, ma creandolo in partenza per durare nel tempo.

    15. Bisogna limitare il problema dello smaltimento dei rifiuti.

     16. Bisogna ricordare che le dimensioni teorica, economica ed etica pur distinte sono strettamente collegate.

     17. E’ necessario consolidare le regole ma è bene essere pronti ad adattarle a eventuali circostanze frutto di emergenze, imprevedibili in quanto tali.

    18. Le regole degenerano se non si rigenerano e se non interagiscono modificandosi reciprocamente. Per questo devono restare démoni ispiratori di azioni consapevoli senza diventare demòni che ci posseggono in maniera più o meno inconscia. Così, diventata maggiorenne, dall’ambito stesso dell’etica complessa emergeranno altri principi che innescheranno un processo virtuoso di  emergenze di regole frutto della costante “decima epistemologica “ dell’etica stessa.

     

     




    [1] Cfr. J. Lovelock, Gaia. Nuove idee sull’ecologia, cit.; Id., Le nuove età di gaia, cit.

    [2] G.W.F. Hegel, Prefazione, cit., passim

    [3] H. Maturana – F. Varela, L’albero della conoscenza, cit., pp. 202 e ss.

Edgar MorinIl Centro Studi di Filosofia della Complessità Edgar Morin è stato fondato nel marzo 2002 a Messina da un gruppo di studiosi del Dipartimento di Filosofia dell'Università, da tempo impegnati a indagare le relazioni fra filosofia e scienze, e a esplicare i differenti paradigmi epistemologici che si sono succeduti e contrastati negli ultimi due secoli.

 

 

 

 

 

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