numero 4 – dicembre 2014

Mantichora-4-copertina-miniaturaOgni performance vive di una sua incidentalità che dipende molto dall’incontro, dall’imponderabilità assoluta delle relazioni umane. Ecco perché, questa rivista al suo quarto numero, dopo la nostra svolta definitivamente performativa, dedica principalmente il suo interesse alla dimensione sfuggente, rischiosa, della fruizione e della conservazione della Performance, coinvolgendo come sempre un’ampia, e multiforme (per interessi e appartenenza), schiera di studiosi. C’è sempre qualcosa di più, qualcosa di infinitamente più grande, o infinitamente più piccolo, qualcosa che esorbita l’evento teatrale e spettacolare, in genere.
I Performance studies hanno, da sempre, dislocato l’attenzione di chi li pratica verso un respiro delle condizioni, al contempo, generali e minute, del contesto. Un contesto in cui il punto di osservazione di chi partecipa non è indifferente né innocente.
Ecco allora che diventerà sempre più importante recepire la lezione del reenactment come quadro di riappropriazione di quell’oggetto sfuggente che è stato, o ci è sembrato essere, l’evento performativo.
Completano coerentemente il quadro, le interviste a tre studiosi, riferimenti fondamentali della prospettiva epistemologica adottata dalla rivista, puntualmente curate da Carmela Cutugno (che è anche co-editor del presente numero).
Al termine di questa ulteriore tappa del nostro lavoro, avvertiamo con gratitudine, ma non senza timore, di aver rilanciato il senso di un’utopia della ricerca che è probabilmente l’ombra di ogni Ricerca.

Forse la chimera assoluta consiste proprio nel voler custodire l’orizzonte, la linea d’infinito che attraversa il nostro sguardo nell’illusione di appartenergli per quel breve, irredimibile, istante.

 

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COPERTINA – GERENZA – INDICE

Editoriale

DARIO TOMASELLO – Keeping the horizon/Custodire l’orizzonte

Saggi