numero 5 – dicembre 2015

Editoriale

immagine copertina

Quando la rivista è nata – oggi ce ne rendiamo conto più che mai – stavamo solo cercando il migliore scenario possibile per realizzare un’impresa che fosse vicina al sogno di un repertorio delle ombre che agitavano quel presente e dei fantasmi che, confidiamo, siano rimasti, a Dio piacendo, intrappolati negli anditi tortuosi del passato.

Tuttavia, mettersi in questione, mettersi all’opera, con una rivista o con qualsiasi altro strumento che verifichi nella campitura asciutta della realtà la tenuta dei sogni, significa spesso fare tesoro dell’effimero e, dunque, del limite.
In un intreccio che non può fare a meno di attraversare, insieme, i territori privati dell’esistenza e la ribalta condivisa dell’esperienza scientifica e professionale, come i saperi che coltiviamo ci insegnano da sempre, siamo andati incontro ad affermazioni e cadute. È già tempo di mettere un punto? Di fermarsi a contemplare la desolazione immaginifica che prende le mosse dai trionfi e dai loro archi, come suggerisce Patrick Chauvel nei suoi perturbanti photomontages?
Quel che è certo è che il nostro sembra essere più un tempo di guerra che di pace, di ridefinizione dei campi (epistemologici e disciplinari) e di separazione.
Allora, non è un caso, forse, se da differenti prospettive metodologiche e in orizzonti cronologici eterogenei, tutti i contributi di questo numero inclinano all’esibizione di mondi in fermento: dal conflitto “polveroso” di La Ruina (Albanese) alla ridiscussione preziosa del paradigma della Nuova Teatrologia (De Marinis); dalla violenza organica della Roma senecana (Migliardi) alle eruzioni emotive e scenografiche del Settecento milanese (Frattali) sino agli exploit coreografici di Julyen Hamilton (Santos). Senza dimenticare le riflessioni gustose sulla critica letteraria tra esercizio del nulla e macchina desiderante (Pispisa) e gli interrogativi decisivi sulla funzione mediale del teatro (Deriu).
Grati a tutti coloro che hanno partecipato al nuovo capitolo dell’impresa e a coloro che ne leggeranno, guardiamo sospese nella presenza evanescente della rete, le tessere ibride di questo puzzle, i frammenti generosi del miglior scenario possibile.

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Copertina

 

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Editoriale. Il migliore scenario possibile

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p. 2Scavare nella Polvere. Dialogo tra uomo e donna di Saverio La Ruina di Angela Albanese

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p. 15Teoria della performance, Performance studies e Nuova Teatrologia di Marco De Marinis

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p. 26 – «Haeret in vultu trucis imago facti». Il personaggio tragico di Seneca come specchio distorto dell’animo umano di Dario Migliardi

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p. 38 – Tra rito e performance: La «regolata devozione» milanese nel Settecento di Arianna Frattali

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p. 48The coreographic becoming in classroom contexts. Serendipity in the istant composition of Julyen Hamilton di Maìra Santos

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p. 59Il teatro è un medium? Questioni e risposte in prospettiva “mediologica” di Fabrizio Deriu

iconapdfp. 66Critica letteraria, ovvero critica letteraria da principi primi, ovvero linee metodologiche per una argomentata e utile critica del nulla di Guglielmo Pispisa