numero 3 – dicembre 2013

Mantichora 3 - CopertinaA partire dalla riflessione originaria sulla performance, la pervasività di questa prospettiva epistemologica si è configurata come efficace medium: tra discipline diverse, tra una realtà sempre più fluida e imprendibile e le sue rappresentazioni impervie, tra modernità e postmodernità. La lezione di Victor Turner sulla liminalità, su quel momento di passaggio, quel “tra” necessario che solo un sapere performativo e processuale sarebbe in grado di intercettare, è oggi più viva che mai.

Ecco, allora, che Mantichora ricomincia da tre.

Questo terzo numero, non a caso (grazie alla presenza preziosa di Carmela Cutugno), con una prima serie di interviste ad alcuni tra i massimi esponenti dei Performance Studies (Richard Schechner in testa) vuole sondare la caratura fruttuosa di questo retaggio, proponendosi l’ambizioso compito di esporsi pubblicamente come rivista italiana di Performance Studies.

Tra i nostri compiti (soprattutto in un futuro prossimo), stante la collocazione delle attività scientifiche del Centro Internazionale di Studi sulle Arti Performative nel Dipartimento di Scienze Cognitive, della Formazione e degli Studi Culturali dell’Università di Messina,  riteniamo ineludibile il superamento, che i Performance Studies tra l’altro pretendono, dell’opzionalità coatta tra una campitura culturalista e una campitura naturalista.

Anche a tal riguardo, Richard Schechner aveva illustrato, a suo tempo, la necessità di un’indagine a tutto campo sulle dinamiche analogiche e omologiche tra animali umani e non umani. Ancora una volta, un confine, un “tra”, da esaminare performativamente.

Una strategia etologica sembra oggi più che mai in grado di creare le coordinate per una disamina di ampio respiro delle human skills a confronto con il mondo animale non umano. La tentazione e il rischio di intercettare vistosi punti di contatto rilancia l’opportunità di una lettura filogenetica delle performing arts.

Gli animali non umani agirebbero senza le reticenze e l’impasse tipiche dell’animale uomo; sembrerebbero al riparo dai tormenti e dagli imbarazzi umani: «[…] anche se ci fosse un Edipo-gorilla che si domanda angosciato se deve lasciare la sua giungla-Corinto per evitare l’orribile sorte che l’attende, sarebbe tutt’altra cosa dal personaggio sofocleo» (R. Schechner, Magnitudini della Performance, Roma, Bulzoni, 1999, p. 228).

Nonostante tutto, però, rimane il dubbio, umano (forse troppo umano), che l’indagine del comportamento animale ritualizzato non sia più così facilmente distinguibile, in una dizione capziosa, dal rituale dell’Homo sapiens.

Siamo così sicuri, infatti, che, al di là dei limiti ineffabili del problema di un’autocoscienza negli animali non umani, un Amleto-scimpanzé o bonobo non stia già ponendoci le domande decisive per mettere definitivamente in crisi i risultati di una riflessione antropocentrica sulla performance?

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COPERTINA – GERENZA – INDICE

Editoriale

DARIO TOMASELLO – Il “Tra”

Saggi

ALESSANDRA ANASTASI – L’ordito del bello. Trame bio-etologiche dell’evoluzione del senso estetico

PIETRO SAITTA – Performance dell’abitare. Rom a Mazara del Vallo (un’etnografia)

CARMELA CUTUGNO – TDR, The drama review: a script for the “gestation” of Performance studies

JOSELLA CALANTROPO, MICHELE FANNI, FRANCESCA LATEANA, CARLOTTA MENCHICCHI, VERLENE MESQUITA, ANNA SALUTATO – The great refusal. Mirrored semblances in Vatican

GABRIELLA BIRARDI MAZZONE, GIOELE PERESSINI – Voguing: examples of performance through art, gender and identity
(Raphaël Branchesi, translated by)

SEBASTIANO NUCERA – Da Laas Gaal al John Lennon Wall. Homo sapiens tra tecnologie e nuove dimensioni rituali

Interviste (a cura di CARMELA CUTUGNO)

Richard Schechner’s. Performance Studies

A “specific perspective” from a “Performance studies international” voice. An interview with Maaike Bleeker

Rebecca Schneider’s. Performance studies remains